mercoledì 14 gennaio 2015

Al Politeama Rossetti Una sbiadita Famiglia Addams.



A Trieste il 3 di gennaio al Politeama Rossetti è andata in scena la prima de “LA FAMIGLIA ADDAMS”, la commedia musicale basata sui personaggi creati da Charles Addams negli anni trenta. 


Lo spettacolo è stato annunciato come un evento teatrale, grazie ad  un cast d'eccezione: Elio e Geppi Cucciari nei ruoli, rispettivamente, di Gomez e di Morticia, P. Lopatriello (Zio Fester), G. Odetto (Mercoledì), P. Avanzini (Lucas, fidanzato di Mercoledì), C. Maselli e A. Spina (madre e padre di Lucas), e un corpo di ballo all'altezza della situazione.
I motivi originali di Andrew Lippa accompagnano lo spettacolo, diretto da Giorgio Gallione. La traduzione e adattamento dei testi sono stati affidati alla mano di Stefano Benni. Per gli abiti di scena, disegnati dallo stilista Antonio Marras, sono stati usati 150.000  cristalli Swarovski. 
Per l’ambientazione, il regista prende ispirazione dai telefilm degli anni ’60 rivisitando la dimora degli Addams secondo 'una chiave gotica e molto glamour'. Le scenografie vedono l'alternarsi sul palco di grandi sculture dal carattere tenebroso: scheletri giganti, tombe, un ragno alto 4 metri e un coccodrillo imbalsamato disegneranno casa Addams così finemente da renderla 'quasi un personaggio a se stante, volutamente senza arredi e surreale'. 
A guidare il pubblico tra le tirate della commedia sarà Mercoledì Addams che innamorata di Lucas, un ragazzo “normale”, si confiderà con Gomez. Questi giurerà di non rivelare nulla a Morticia del fidanzamento e conseguente proposta di matrimonio di Lucas. È la prima volta che Gomez tiene nascosto qualcosa alla sua adorata consorte. Gli Addams supplicati da Mercoledì accetteranno di invitare a cena Lucas e i suoi genitori Mal e Alice. Ecco la scintilla che darà avvio a tutti i lambiccamenti: in una commedia degli equivoci senza tempo i protagonisti vorticheranno tra 'sospetti e confessioni, incidenti e stramberie, trovate divertenti e qualche nota malinconica'. Il lieto fine arriverà grazie al soccorso di Zio Fester, che chiamando in aiuto gli avi Addams, accorsi per la riunione annuale presso il cimitero di famiglia, canterà a tutti l'importanza di un amore sincero che non si abbassi all'utilizzo di quelle maschere che non fanno altro che allontanare l'amato; quell'amore che non si preoccupa di cosa sia “normale” e di cosa non lo sia.
Tuttavia, abbiamo assistito solo ad uno sbiadito ricordo della più famosa famiglia d'America, protagonista di 'strips' di fumetti, cinque serie tv e quattro film, nota in tutto il mondo per il sapiente umorismo nero e la pungente satira di costume.
Nulla sembra essere rimasto della causticità eccentrica degli Addams, che ci si sarebbe aspettati la facesse da protagonista. Il cast parte con il freno a mano tirato, farà meglio durante il secondo tempo. Manca di spessore la redazione dei testi: la comicità viene affidata a scontati clichè e a poche battute (ormai neppure più) scurrili.
Nel complesso è un ben magro spettacolo quello mostratoci, con questa proposta, dallo Stabile (lustrini a parte). I due interpreti principali non sembrano essere preoccupati della caratterizzazione dei personaggi, preferendo proporre sé stessi invece che recitare le parti. Questo un po' dispiace perché a pagarne le conseguenze è lo spettacolo intero. Difficile da seguire diventa la trama, dove non si trova più spazio per le sfumature, forse per causa delle esagerate luminescenze. Al lavoro d'insieme, che a onor del vero è molto buono, spetta il difficile compito di tracciare l'ordito e tenere in piedi la trama dello spettacolo. Purtroppo però le parti date ai ballerini non hanno fini narrativi e quindi il loro ottimo lavoro non aiuta la comprensione dei fatti agli spettatori.
Notevole il pregio della presenza vocale di Clara Maselli (madre di Lucas) alla fine del primo tempo. Ben giocato, nel ritmo come nell'interpretazione scoppiettante, è il ruolo della Nonna Addams ad opera del bravo Sergio Mancinelli.
Una maggior attenzione alla fantasia e all'immaginazione, nonché all'autoironia, piuttosto che ai passi di danza avrebbe ricordato a tutti più nettamente quei valori di diversità e accettazione di sé così indissolubili dall'icona degli Addams.

Di Sara Galiza

Immagine tratta dal profilo facebook di "The Family Show"